
Sabrina aveva deciso di partire ugualmente. Nonostante Monica si fosse tirata indietro all’ultimo minuto per colpa del marito, aveva comunque scelto di andare. Desiderava tantissimo fare il tour della Scozia e nulla l’avrebbe potuta fermare.
Ora, dopo quattordici giorni in giro per le Highlands, si era fermata in uno dei tanti castelli adibiti ad alberghi nei dintorni di Edimburgo, una posizione abbastanza comoda da cui avrebbe potuto raggiungere l’aeroporto il giorno dopo.
Entrò nella Tower Mansion prescelta. Un luogo da favola, circondato da un’ampia tenuta boschiva. Dovette percorrere qualche chilometro prima di poter fermare l’auto nell’area adibita a parcheggio accanto all’edificio centrale.
Varcata la soglia dell’antica magione fu come tornare indietro nel tempo.
Un ampio scalone in marmo e mogano sorvegliato da due armature rinascimentali nasceva da dietro il bancone della reception per svilupparsi in tutta la sua maestosità in direzione delle camere.
Sabrina fece il check in e si diresse verso la sua stanza. Era stata fortunata e le avevano assegnato un upgrade alla suite. La camera era spaziosa e trasudava storia in ogni angolo. Gli antichi mobili in ebano rendevano l’ambiente, come il resto del castello, splendido ed inquietante. L’intero edificio aveva un sentore spettrale e malinconico ma al contempo incredibilmente romantico. Era come essere caduti direttamente in un quadro di William Turner.
Estremamente affascinata, Sabrina, uscì il prima possibile dalla stanza per esplorare le varie ali. Percorrendo i corridoi scricchiolanti raggiunse, inconsapevolmente, la biblioteca, trovandosi di fronte una sala le cui pareti erano letteralmente ricoperte da antichi scaffali su cui riposavano centinaia di tomi e volumi. Incuriosita si diresse verso una sezione in modo casuale cominciando a spulciare i titoli:
“Ghosts of Scotland”
“Tales of fairy and folklore of the Highlands”
“Haunted castles”
…
“Immagino che qui potrà di certo trovare ciò che cerca…”
Una voce alle sue spalle la fece trasalire ripiombandola nella realtà. Si girò, incrociando gli occhi scuri di uno sconosciuto. Più alto di lei di almeno una ventina di centimetri, moro con i capelli lunghi raccolti ed una cortissima barba perfettamente curata.
Non rispose continuando a fissarlo.
“Mi scusi, non volevo essere indiscreto, stava sussurrando nel consultare i libri…”
Sabrina ripiombò in sé articolando una risposta
“Si…in effetti sono incuriosita, mi piacerebbe avere un’esperienza… vorrei crederci insomma…”
L’uomo sorrise, parlava con un leggero indefinibile accento
“…in che senso potrei trovare quello che cerco? ” Continuò Sabrina
“La leggenda vuole che qui, in questo castello, dimori il fantasma di una bambino morto circa cinquecento anni fa nel lago della tenuta “
La ragazza provò un brivido lungo la schiena non riuscendo a capire se fosse causato dalla storia o dal carismatico individuo.
“Continui per favore ” rispose ipnotizzata
L’uomo sorrise “perdoni se non mi sono presentato, mi chiamo Alexander”
“Piacere Sabrina…”
“Il piacere è tutto mio” rispose sfiorandole la mano con le labbra in un gesto da galateo di un altro secolo.
“Posso offrirle da bere?” Aggiunse
“Si… volentieri…grazie “
Alexander si allontanò per procedere all’ordinazione. Sabrina rimase da sola qualche attimo nella biblioteca non sapendo bene cosa fare. Si sedette in una delle grandi poltrone in cuoio in attesa, lasciando scivolare i suoi lunghi capelli castani sulle spalle.
Nella sua mente cominciarono a vorticare mille pensieri. Era affascinata dall’uomo, dai suoi abiti, ipnotizzata dalla camicia scura lasciata aperta per due bottoni da cui traspariva una sottile catenina d’argento. Cominciò a fantasticare, il suo istinto più profondo era solo quello di slacciare ancora di più quell’indumento e perdersi nei meandri inesplorati di quel corpo statuario.
Pensieri lussuriosi cominciarono a vagare nella sua mente ed osservò il suo look. Un semplice paio di jeans ed una maglia, non si aspettava di certo un’uscita elegante. Sarebbe stata abbastanza attraente? Avrebbe stuzzicato gli stessi pensieri in lui? E se fosse solo gentilezza? Decise di smettere di pensare , non cercava l’amore e di certo non era una che si sarebbe concessa al primo bel tenebroso di passaggio , quindi il problema non si sarebbe posto.
Alexander non tardò molto e si accomodò sulla poltrona accanto a quella di Sabrina.
“Le ho ordinato un calice di Syrah, spero le piaccia”
“Si è perfetto grazie!” ribatté vagamente turbata dal fatto che avesse già colto i suoi gusti
“Allora, dicevamo in merito al fantasma?” Cercò di riportare la discussione all’argomento iniziale
“Naturalmente…” sorrise lui
“La leggenda trae origine dalla morte misteriosa del giovane Duca nel 1498…”
Il racconto venne interrotto dall’arrivo del cameriere con i drinks
Alexander alzò lievemente il basso bicchiere dal colore ambrato esclamando ” beh, alle storie di fantasmi allora!”
“Ai fantasmi! ” Fece eco Sabrina sollevando il calice rosso scuro.
Alex riprese il racconto scendendo nel particolare di ogni dettaglio di quella storia. Sabrina era affascinata dai modi di fare di quell’uomo misterioso, dal parlare, dagli abiti e dal profumo che indossava: un leggero sentore di incenso, legni e vaniglia che la spingeva a volersi avvicinare ogni minuto di più alla sua pelle.
La serata continuò tra risate, buon cibo e qualche bicchiere di troppo, cosa che fece barcollare la ragazza nel tentativo di alzarsi dalla sedia.
“Se permetti ti accompagno alla tua stanza” le disse l’uomo
“Si … forse è meglio. Ti ringrazio” sorrise
Camminarono lungo gli antichi corridoi fino a raggiungere la suite, Alexander le aprì la porta e la fece entrare.
“È stata una bella serata, ti auguro buonanotte allora…”
Lei lo guardò negli occhi, irretita. Non voleva che se ne andasse “Grazie, buonanotte anche a te…”
Si scrutarono l’uno negli occhi dell’altra per un attimo infinito. L’ uomo capì che lei lo desiderava, glielo poteva leggere nello sguardo. Con estrema delicatezza e determinazione le passò la mano destra nei lunghi capelli castani fino ad afferrarla lateralmente per la nuca. Le sorrise ed avvicinò le labbra alle sue.
Il bacio fu profondo, un’esplosione di passione che non attendeva altro che uscire. Le lingue s’intrecciarono ripetutamente, Sabrina ingoiò la saliva gemendo leggermente. Voleva accoglierlo dentro di sé, sentirlo suo.
Alexander si spostò dalla bocca scendendo lungo il collo mentre spogliava la donna che fremeva scossa dai brividi. Le scoprì i seni continuando a leccarle i capezzoli tra i sospiri d’estasi di lei.
Erano ancora in piedi all’ingresso ed il fuoco travolgente dell’uomo l’aveva già quasi portata all’orgasmo. Sentiva i suoi umori scendere copiosi lungo le pareti intime e la vagina pulsare di desiderio. Lo voleva disperatamente. Gli passò dolcemente le mani nei lunghi capelli neri sciogliendoli e lo scostò leggermente dal suo seno, quel tanto che bastava per sbottonargli lentamente la camicia. Aveva atteso quell’attimo per tutta la serata, fece scivolare lentamente l’indumento scoprendone le muscolose spalle ed il petto glabro. La donna continuò a spogliarlo passando ai pantaloni mentre la sua lingua scorreva abilmente sui capezzoli duri facendolo sussultare. In un attimo Sabrina fu in ginocchio di fronte al suo uomo con il viso appoggiato al possente membro già turgido contenuto a stento dai boxer neri.
Levò gli slip facendogli schizzare fuori in tutta la sua erezione. Aveva avuto solo altri due uomini prima di lui ed entrambi non erano paragonabili alla bellezza ed alle dimensioni dell’amante che le si stagliava di fronte. Passò la lingua sui testicoli per poi salire lungo l’asta percependone le grosse vene ed inghiottendo la cappella pulsante in un unico movimento. Non era una ragazza facile, non si capacitava di come potesse essersi ritrovata lì, in ginocchio a spompinare uno sconosciuto, ma la cosa la faceva impazzire di desiderio e lussuria. Continuò.
Alexander era in balia del piacere, la testa ribaltata all’indietro, ansimava. Quella donna lo stava portando all’apice e cercò di distrarsi, non voleva venire. Non ancora.
La afferrò dolcemente per il viso spostandosi leggermente
“basta così” disse e la alzò per poterla baciare.
Sabrina percepì le forti braccia stringerla in un abbraccio appassionato ed un momento dopo girarla faccia al muro. Sentì le dita lisce del suo amante scendere verso il monte di venere, farsi strada lungo la sottile striscia di pelo e raggiungere la clitoride già gonfio.
Fu un’esplosione di piacere, mentre i polpastrelli ne saggiavano abilmente la zona erogena sentì la vagina riempirsi del grosso pene turgido dell’uomo, Era bagnatissima ed Alexander scivolò dentro di lei con facilità facendole mancare il fiato.
Sabrina era bloccata tra le spinte del suo amante e la parete. Sentiva quel cazzo duro e possente riempirla ritmicamente facendole esplodere il cervello in un turbinio d’emozioni.
Urlando di piacere sfogò in un orgasmo indescrivibile. I suoi stessi fluidi le bagnarono le cosce, colando sulle caviglie per terminare la loro corsa al suolo. Non aveva mai provato una sensazione simile con i suoi precedenti amanti, le sembrava d’impazzire.
Ancora prenda degli ultimi spasmi orgasmici si lasciò girare di nuovo e sollevare di peso da Alexander, per poi ritrovarsi con la schiena sul letto esausta ad ammirare quel corpo divino, che l’aveva sfinita di godimento, in piedi di fronte a lei, con l’erezione interamente ricoperta dei suoi liquidi vaginali a tratti lattiginosi.
Alexander osservava l’esile corpo nudo ed ansimante sul letto, i capelli castani distesi lungo le lenzuola, le curve definite ed i piccoli seni. Aveva adorato sentirla godere in quel modo e ne voleva ancora. “Mi piace come godi, voglio sentirti ancora” glielo disse.
“Sì…” La giovane non riuscì a terminare la frase interrotta dalla lingua di lui tuffatasi appieno nella sua più intima femminilità.
Sabrina respirò sempre più forte inarcando la schiena ed esplodendo di nuovo in una meravigliosa estasi sensoriale .
Con gli occhi serrati ed ancora in balia delle ultime contrazioni orgasmiche percepì la sua vulva riempirsi improvvisamente del duro membro dell’uomo, avvolgendolo completamente.
Alexander la stava scopando affondando ripetutamente la sua virilità dentro di lei. Le grida di piacere femminile si sommarono ai sospiri ed ai mugugni di lui. La scopò il più possibile ma non volle più trattenersi, raggiunto il climax sfilò il pene continuando gli ultimi movimenti con la mano. Fu un’esplosione di liquido seminale, tutta la sua essenza fluì sul corpo di lei. I primi schizzi la colpirono direttamente sul viso, per poi affievolirsi lentamente e formare una piccola pozza di sperma sul ventre della giovane donna.
“Nessuno mi ha mai scopata così” sospirò Sabrina. Lo pensava davvero
Lo disse raccogliendo con l’indice ed il medio lo sperma dalla guancia portandolo sulla lingua. Continuò a ripulirsi il viso fissando Alexander
“Sei fantastica”.
“Tu lo sei! Bellissimo e fantastico”
Sorrisero prima di accasciarsi l’una nelle braccia dell’altro addormentandosi.
Al mattino Sabrina aprì gli occhi , allungò il braccio sinistro alla ricerca del suo uomo trovando solo il letto vuoto.
Non poteva non darsi della stupida pur essendone pienamente appagata. Non si era mai comportata in quel modo, non era una ragazza facile , non capiva bene cosa fosse successo ma non riusciva a sentirsi in colpa, il solo ricordo della notte appena passata la faceva ancora bagnare. Se il suo ex lo avesse saputo sarebbe impazzito dalla gelosia! Nel ridere, immaginando la precedente storia, avvertì ancora un leggero sentore di Alex in bocca. Le piacque. Avrebbe voluto trovarlo di nuovo accanto a lei per riprovare le stesse emozioni, ma non poté fare altro che levarsi di dosso il pensiero e dirigersi verso la doccia.
Scendendo dal letto notò una nota scritta a mano sul blocco Notes fornito dall’Hotel
-Sabrina, è stato bellissimo. Perdonami se non ho potuto attendere che ti svegliassi, il mio aereo per New York non mi avrebbe aspettato. Non temere, mi farò perdonare!
Alexander –
La donna, ancora intontita, non seppe bene cosa pensare. Sentiva un vuoto dentro, desiderava rivederlo ma non conosceva nulla di luì. Nessun riferimento, nessun contatto. Si diede della stupida.
Sabrina osservava non curante la città di Milano scorrere velocemente dal finestrino del taxi che la stava riportando a casa, la mente ancora in Scozia ed all’amante sconosciuto che le aveva donato gioie inesplorate. Sospirò.
Il telefono che teneva in mano distrattamente cominciò a suonare, lo guardò vedendo un nuovo numero. Lo schermo indicava la provenienza da New York.
Ci mise un attimo a collegare il tutto, poi sorrise.